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15 gennaio 2009

Dio non esiste : chi se ne frega?

 Probabilmente, la visione del Laico non è quella del Fedele. Io, pur credendo in un Principio Creatore non definibile né raggiungibile dall’essere umano, ma solo, ed in parte, intuibile attraverso i percorsi personali, non resto certo choccato dalle professioni di ateismo. Vedere su un muro, un autobus, o sul giornale del mattino la scritta “Dio non esiste” suscita nel sottoscritto la stessa reazione che il leggere “Magico Ibra” o “W la Chiesa”. Ciò che continua a stupirmi sono le pofessioni ideologiche, immutabili ed assolute, degli esseri umani. Coloro che, attraverso la negazione del Divino, sostituiscono la Fede cieca delle religioni a quella altrettanto acritica dell’ateismo. Non li trovo poi diversi né nel fervore né negli intenti da coloro che si danno fuoco per il proprio Dio o uccidono – o hanno ucciso ancora di più – per difendere un credo assolutamente personale. Mettono sull’altare un’icona semplicemente diversa. E rimpiazzano il Crocifisso con il DNA, gli alieni, il Caos o Yog-Shothoth. Che cosa cambia? Nulla. Il credere, come il non credere, rientra nell’ambito del libero arbitrio, e ciascuno è libero di professare il proprio convincimento come meglio vuole. Nel rispetto delle idee altrui. Ora, pensiamo bene al significato della parola rispetto. Rispettare un idea diversa dalla nostra, vuol anche dire conforntarsi con essa. Mettere in dubbio la propria, rivalutarla alla luce di quanto “l’altro” ci propone. Fare nostro, in qualche modo, il pensiero dell’interlocutore. A quel punto, potremo trovare nuova forza nelle nostre idee, o creare un’idea nuova, frutto di un’elaborazione ativa ed interiore e non certo del fanatismo o della cecità. Questo è il rispetto. Senza codesto procedimento interiore, il nostro atteggiamento diventa vuota tolleranza del nostro prossimo; avremo l’atteggiamento dell’adulto che, confrontandosi on il bambino, ne accetta e tollera le idee apparentemente fantasiose ed illogiche. Eppure, dovremo proprio cercare quel bambino all’interno di ciascuno di noi. Rinnovare il nostro pensiero, fertilizzandolo con quello degli altri ogni giorno. Non dare nulla per scontato di quanto ci viene proposto. Quando il messaggio viene trasmesso nel rispetto degli altri, dei credo altrui, perché non accettarne il contenuto? Scrivere “Dio non esiste” non offende chi crede. Anzi, dovrebbe rinnovarne il convincimento. Mi fa, tra l’altro, quel “Dio” scritto maiuscolo. Che cos’è? Nome proprio e quindi semplice rispetto della sintassi? Qualcosa che, non esistendo, non merita rispetto in quanto una cosa che non è non può avere attributi positivi o negativi, perché andrebbe mai scritta maiuscola? Non voglio passare per delatore della pubblicità in oggetto. Verrei implicitamente accusato di esserne in qualche modo irritato. Semplicemente, passo oltre. E continuo a non capire come si possa in modo assolutistico scegliere tra due ipotesi altamente improbabili in egual misura. Un Dio creatore ed unico ed il vuoto cosmico delle dimesioni di un atomo, dal cui nulla viene creata la materia. Allora, non neghiamoci il beneficio del dubbio, in alcuna direzione. Ed accettiamo la realtà : la vita va rispettata, è sacra in ogni caso, ed in ogni caso merita di essere vissuta a pieno. Che se ne debba rendere conto a qualcuno, che tutto finisca nel DNA e nella memoria della nostra progenie. Molti di noi, credono in un percorso interiore di crescita, che porta all’intuizione di un qualcosa dentro ciascuno di noi. La chiameremo coscienza, scintilla divina… Importa a qualcuno? Solo a noi stessi. Alla fine, sarò banale, non conta la meta del viaggi. L’importante è non perdersi nemmeno un particolare lungo il cammino. Lasciamo agli atei il loro dio, lasciamo ai fedeli i santini e le reliquie o i feticci. Realizziamo il nostro percorso di uomini del dubbio, ponendo attenzione alle idee ed ai dettagli, e meno al rumore di fondo della massa che, come diceva il Manzoni “Alzandosi tutti, vedevano né più né meno che se fossero stati tutti con le piante in terra; ma tant'è, tutti s'alzavano”.



15 gennaio 2009

Bene e Male

Said spense la sveglia al volo. Non arrivò nemmeno al secondo squillo.

Non voleva svegliare il piccolo, che ancora dormiva placidamente nella culla a fianco al letto.

Sua moglie era già indaffarata da più di un'ora con le faccende domestiche. Aveva già iniziato a rassettare casa, il figlio grande sarebbe uscito a minuti per andare a scuola.

Il terzo, quello di mezzo, con un gesso bianco disegnava su una vecchia tavola d'ardesia, steso sul pavimento della piccola sala. Said lo riprese.

- "Piantala di stenderti per terra! Prendi freddo!"

Gli andò vicino, gli diede un picolo buffetto sulla nuca e lo sollevò da terra, di scatto, per portarlo sopra la testa. Il piccolo rise. Said teneva molto ai suoi figli. Come ogni buon padre di famiglia. Sentiva che si, loro avrebbero avuto un giorno per davvero le possibilità che lui non aveva avuto. Ci credeva ciecamente. Il grande studiava, e per lui che nemmeno sapeva leggere e scrivere era già un motivo d'orgoglio che suo figlio conoscesse a memoria l’alfabetoe potesse già, a sette anni, scrivere il proprio nome.

Già sognava ad occhi aperti all'idea che, un giorno, uno dei suoi figli avrebbe assunto una posizione nella società; forse dottori, professori. Chissà? Non certo contadini come loro padre.

Avrebbero abbandonato la catapecchia in cui erano cresciuti, in mezzo a misera e macerie, e si sarebbero spostati in una grande città.

Si sentiva fiero di loro.

Anche Phil era fiero dei suoi due figli. Gli mancavano tremendamente. Si era appena svegliato, aveva giusto il tempo di radersi e prepararsi. La fretta e l’attaccamento al lavoro non gli impedirono certo di perdere qualche secondo a guardare la foto scattata sette mesi prima, a Disneyworld.

Si ricordava bene della loro vacanza, l'ultima prima che il suo lavoro lo portasse lontano da casa. Non gli bastavano le mail, la webcam. Si sentivano quasi tutti i giorni, era sempre aggiornato sulle pagelle, sui progressi nello sport. Li teneva nel proprio cuore, ma a volte non bastava. Accelerò i tempi, si vestì e si mise l'Ipod alle orecchie, a tutto volume. Percorse a grandi falcate il corridoio, canticchiando Sweet Home Alabama.

Era un Redneck anche lui, come gli autori della canzone. Cresciuto in mezzo a patate e terra da arare; ricordava bene le mani ruvide ed impastate nella polvere del padre, quando alla sera lo accarezzava. Mani che a volte sapevano fare davvero male. Mani che, quando lui non aveva voglia di studiare e le bottiglie di Bourbon non erano ben chiuse a chiave, gli ricordavano che non doveva più essere un agricoltore, che lo studio ed il College l'avrebbero portato lontano nella vita. Sorrise. E si rivolse al genitore, ormai vivo solo dentro di lui. Si, Papà, avevi ragione.

Lontano da casa.

Said si preparò in fretta. Non fece colazione, ma si rasò di tutto punto. Oggi non voleva uscire di casa senza apparire, per lo meno sotto i vestiti lisi e sgualciti, curato e pulito. Tornò quatto quatto in camera da letto, accarezzò il piccolo; dormiva ancora profondamente, con il sorriso sul volto tipico dei bambini innocenti e sereni. Il piccolo si mosse un poco in seguito alla carezza, Said sorrise. Salutò anche l'altro figlio : "Mi raccomando, non fare arrabbiare la mamma che se scopro che hai disubbidito le prendi". Il bambino annuì in silenzio, senza alzare gli occhi sul padre, troppo impegnato com'era a disegnare. E con la consapevolezza che era meglio non sfidarlo troppo con lo sguardo. Said salutò infine anche la moglie. Con un tenero bacio sulla guancia, ed una carezza dolce e profonda che valeva più di mille parole. Lei lo guardò, con uno sguardo pieno di orgoglio ed amore. Si abbracciarono. Said uscì di casa subito dopo. Era già in ritardo.

Anche Phil era in ritardo, ormai non c'erano speranze di recuperare il tempo perduto se non accelerando ancora di più il passo. Fece colazione in piedi, così facendo recuperò ancora qualche secondo.

Giusto in tempo per guardare lo sguardo corrucciato del suo collega, molto più formale ed anziano di lui : il dubbio era se l’occhiataccia era più legata all'Ipod o al ritardo. Phil sorrise, ed accennò un timido “scusa…”.

Si mise al volante ed accese il motore.

Anche Said accese il motore. Il furgone procedeva a sobbalzi, gli ammortizzatori ormai avevano bisogno da un pezzo di essere sostituiti. Pensò che l'avrebbe fatto l’indomani. Mise la freccia, era quasi arrivato al lavoro.

Phil era già arrivato. Inforcò gli occhiali da sole, il caldo e la luce erano insopportabili. Appena abituatosi alla visione con le lenti polarizzate, vide in controluce il furgone di Said avanzare di corsa.

Istantaneamente, capì quello che stava succedendo. Imbracciò il fucile mitragliatore, e fece fuoco. Il terzo colpo prese Said nel braccio. Faceva male, ma Said accelerò ancora. Prego il suo Dio, immaginò com'era il suo Paradiso.

Pensò per l'ultima volta ai suoi figli, alla compagna, ai suoi ideali giusti ed a quanto di buono stava facendo.

Anche Phil pregò il suo Dio, chiese perdono dei suoi peccati e sognò un futuro di pace per i suoi figli. Maledì quel cane assassino, e svuotò il caricatore urlando, giusto in tempo per rendersi conto che era inutile. Anche lui immaginò il suo Aldilà, tra i buoni ed i giusti.

L'attimo dopo, il boato e le fiamme portarono Phil e Said in Paradiso.

Ognuno nel suo.




permalink | inviato da Sciamano il 15/1/2009 alle 5:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 gennaio 2009

Malkuth, la Decima Lama dei Tarocchi

 Tradizionalmente, almeno rifacendosi al mazzo Wirth che probabilmente è il più diffuso ed utilizzato tra i mazzi di Tarocchi, e quello che è più vicino all'archetipo simbolico degli stessi, uno degli Arcani Maggiori chiave è sicuramente la decima Lama, ovvero la Ruota della Fortuna. Essa rappresenta il punto di congiunzione tra la completezza del percorso iniziatico secco o via attiva, rappresentato dalla Forza (XI Lama) ed il momento di dubbio ed introspezione tipico dell'Iniziato (L'Eremita, IX Lama) prima che lo stesso riesca a raggiungere la pienezza della propria Iniziazione. Ad essa, viene tradizionalmente messa in opposizione il tredicesimo Arcano Maggiore, quello senza nome.
Viene tradizionalmente rappresentata da una ruota di carro, attorno alla quale ruotano le tre Furie \ Erinni, recando ciascuna un cartiglio con scritto "Regno" "Regnabi" "Sum Sine Regno" a rappresentare le tre fasi della vita di ciascuno di noi. Il numero tre delle Furie ed il numero dieci della lama richiamano immediatamente alla decima Sephirah della Kabala, Malkuth, che non a caso signifca "Regno" e rappresenta la realtà come viene percepita e vissuta nel percorso mortale, quale ultima e più bassa emanazione del Demiurgo.
La parola Malkuth è formata dalle tre lettere ebraiche (tre come le Furie) Mem Lev e Khav, ovvero sempre in ebraico le iniziali delle parole Cervello, Cuore, Fegato. In quest'ordine, oltre a formare la parola Malkuth (in teoria manca ta tav finale per Malkuth, ma la radice è la stessa) possono essere lette come Melek, ovvero Re. A significare che il padrone di se stesso gestisce razionalità, emotività, impulsività in questo peciso ordine, lasciando che queste tre forze interiori si esprimano senza che nessuna venga annullata ma facendo si che esista un ordine ben preciso di sviluppo delle stesse. Questo non vuole di certo lasciare intendere che il cervello debba prevalere sul cuore o soffocarne l'espressività e quest'ultimo sull'impulsività. Il significato è da ricercare nel percorso che l'uomo libero compie nella propria vita, trovando un giusto equlibrio interiore. Le tre lettere se poste in senso inverso creano al contrario la parola Khelem, ovvero "disprezzare" "distruggere".
Il più profondo ed importante insegnamento che la X Lama ci fornisce è proprio il monito a trovare l'equilibrio interiore per evitare da un lato che l'impulsività dilaghi, e dall'altro che la razionalità abbia si il sopravvento sulle pulsioni, ma allo stesso tempo evitando che ci domini e conquisti, impedendo al proprio cuore di esplodere e colorare la propria vita interiore.




permalink | inviato da Sciamano il 6/1/2009 alle 16:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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